Ian McEwan – Solar

McEwan - Solar

Se lo si apre in un punto a caso, c’è una certa probabilità che vi si trovino descritte in modo puntiglioso e particolareggiato sensazioni apparentemente insignificanti della stupida vita sociale di ognuno di noi e, nella pagina successiva, senza soluzione di continuità, lucidi e sillogici ragionamenti sull’altrettanto stupido sistema energetico mondiale, completamente avulso dai concetti che l’ecosistema scientifico ci urla tutti i giorni.

Leggo in rete recensioni che lo classificano come romanzo “comico”. Di comico c’è solo l’incapacità di comprendere di tali recensori. C’è invece (quasi) tutto il resto.

Narrando la storia passata, i vizi, gli atteggiamenti e i desideri di un premio Nobel, la cui bassezza morale è in ottima compagnia, si coglie l’occasione per esprimere concetti mai banali, sempre catalizzatori di ragionamenti più profondi: ci si ritrova spesso a fermare la lettura e ritrovarsi a riflettere a ruota libera, anche su interrogativi banali quali possono essere i motivi per cui piace la consistenza croccante di una patatina.

Uno di quei libri che non si leggono tutto d’un fiato, perchè affiorerebbe il dispiacere di terminarlo subito, perchè l’importante non è il finale della storia, esattamente come quando si ascolta buona Musica.

Come commentato da un lettore su Amazon, “un libro che (quasi) ogni uomo dovrebbe leggere” e, per questo, ringrazio la meravigliosa persona che me lo ha messo sotto gli occhi.

Gmail, alias dell’indirizzo con punti, addizioni e spammer

Gmail

C’è una caratteristica di Gmail che ho scoperto essere sconosciuta ai più: gli alias automatici dell’indirizzo di posta.

E’ cioè possibile usare due varianti del proprio indirizzo, usando punti e segni + (addizione). Si riceverà la posta senza alcun problema.

Il punto può essere inserito (o rimosso) ovunque nell’username: verrà semplicemente ignorato da Gmail.

Dato l’indirizzo nome.cognome@gmail.com potremmo usare delle varianti secondo questi esempi:

  • nomecognome@gmail.com
  • nome.co.gno.me@gmail.com
  • n.omecognome@gmail.com

Se quindi vi siete pentiti di aver registrato il nome utente come ‘nomecognome’ invece che con il più leggibile ed elegante ‘nome.cognome’ bhè… non c’è problema.

La seconda alternativa è data dal segno di addizione. E’ possibile inserirlo alla fine dell’username per poi aggiungere dei caratteri arbitrari. Vediamo una serie di esempi:

  • nome.cognome+pippo@gmail.com
  • nome.cognome+newsletter@gmail.com
  • nomecognome+forsespammer@gmail.com

A cosa serve? Bhè, se ci si iscrive ad una newsletter o servizio web con un indirizzo tipo nome.cognome+servizioweb@gmail.com e, in seguito, si riceve spam sospetto basta controllare a quale destinatario era rivolto lo spam: se trovate il vostro alias avrete subito il colpevole 😀

Per controllare il reale destinatario di una mail basta cliccare su “Mostra dettagli” o “Show details” e controllare la voce “To:”.

Purtroppo alcuni servizi web validano gli indirizzi mail considerando il carattere + non valido. Per fortuna possiamo usare il punto con fantasia 😉

Aggiornamento: scopro che come il punto, può essere usato anche – e _ (via http://www.dyoniso.net )

Il tuo nuovo diritto, e il tuo nuovo dovere

Open Observatory

Governi e organizzazioni commerciali danno continuamente vita, in maniera intenzionale, a nuove barriere che limitano la diffusione dei dati. Siamo adepti di un culto del container, per il quale ci è concesso di godere dei prodotti della ricerca ma non di contribuire alla costruzione di conoscenza o alla comprensione.

Oggi gran parte della conoscenza scientifica è gelosamente custodita tanto quanto lo erano le bibbie medioevali, incatenate ai pulpiti e accessibili solo agli iniziati.

Vorrei proporre un nuovo diritto e un nuovo dovere per gli esseri umani.

Primo: ognuno di noi ha diritto ai dati che sono stati raccolti su noi stessi e sull’ambiente in cui viviamo.

Secondo: ognuno di noi deve contribuire alla costruzione di conoscenza, raccogliendo e interpretando i dati relativi al nostro mondo.

Roger F. Malina

E’ un estratto di una puntata del podcast svizzero “Il Giardino Di Albert” (mentre in Italia diamo ampio spazio agli alieni e a padre Pio).

Questo è il brano, in versione integrale, che vi consiglio caldamente di ascoltare per intero:

Il-Giardino-Di-Albert-11-04-10.mp3

Maggiori informazioni sul sito dell’Open Observatory Manifesto.

Nel mio piccolo, continuo a protestare per aberrazioni sociali come queste.

Voi, nel vostro grande, fate qualcosa!!!

L’editoria agonizzante e servizi sperimentali come Flattr

(Vecchi) Giornali

E’ apparso l’aggeggio senza tastiera per eccellenza e i pensatori, quelli che “avremo, saremo, faremo”, hanno precipitosamente pensato che il futuro dell’editoria abbia trovato il suo destino: gli utenti pagheranno per usufruire dei contenuti web su queste tavole lucide.

Come se, in Italia, il costante e progressivo ridursi del volume di quotidiani, riviste e libri acquistati sia dovuto al mezzo. Certo, io non compro quotidiani perchè le pagine sono troppo grandi. E non compro libri perchè pesano.

Come se, avere le pagine elettroniche che si sfogliano fighettosamente fosse stato, fino ad’ora, l’unico ostacolo alla diffusione degli ebook.

In più, alcune testate italiane hanno già cominciato a sperimentare barriere pecuniarie che, tecnicamente, sono al limite del ridicolo.

Io non ci credo. E non credo alle testate mainstream. Non credo nel loro lavoro. Non mi fido di quello che scrivono. Non mi fido della bontà delle notizie riportate. Non mi fido della loro attività di ricerca e verifica delle fonti. In sostanza, non mi fido di quella *informazione* dove la logica predominante è soltanto quella del Pageview.

Sono la trasposizione sul web delle TV generaliste, dove la logica è banalmente quella dello Share.

Il web è un mezzo diverso: inutile e forzato il tentativo di piegarlo ad un modello di business figlio dei vecchi media.

Gli utenti se ne accorgono. Sono loro che hanno il coltello dalla parte del manico. Sono loro che vanno ascoltati e coccolati. Sono loro che vanno seguiti attentamente nelle nicchie d’interesse e fidelizzati con informazione “di qualità”. E invece, gli editori ascoltano i produttori di hardware e i consulenti dalle previsioni banal-semplicistiche.

Ma siccome non si vive di Pane e Amore, un sistema per far vivere i professionisti e i meritevoli (ce ne sono un bel pò) deve essere trovato. La soluzione delle soluzioni non esiste, ma i tizi che sono dietro The Pirate Bay ne hanno inventata una, nata nel lontano 2007. Si chiama Flattr.

Due righe per spiegare come funziona: io lettore dedico una cifra, anche piccolissima, alla remunerazione di quel che leggo. Mentre vado a zonzo per il web, trovo qualcosa che mi soddisfa e clicco sul bottoncino apposito di flattr, una specie di “mi piace” stile FriendFeed, Facebook o Digg. A fine mese, la mia piccola somma verrà divisa tra tutti i siti sui quali ho cliccato l’icona flattr. In pratica un “mi piace” del lettore, equivale ad una microtransazione e ognuno riceve un dividendo relativo al numero totale di click effettuati in un mese di tempo da tutti i visistatori.

Dal punto di vista teorico il sistema mi convince: risolve in un colpo solo il problema dei micropagamenti e concretizza in modo matematico la tanto osannata meritocrazia.

Dal punto di vista pratico ci sono ancora degli aspetti che mi lasciano perplesso.

Non c’è alcun motivo per cui un lettore debba iscriversi a flattr di sua spontanea volontà. A meno che i siti non comincino a differenziare i contenuti per chi è loggato su flattr rispetto a chi non lo è. Ad esempio, presenza o meno di pubblicità o di video incorporati.

Il sistema è unico, di un’unica azienda. Non va bene. Non va mai bene, in qualsiasi contesto, quando una tecnologia, una risorsa o un potere sono in mano ad un’unica entità. Sarebbe davvero ottimo se flattr diventasse uno standard aperto, come lo è HTTP, SMTP, SSL, SIP ed altro sul web. Io lettore potrei decidere a quale società fornitrice del servizio flattr rivolgermi e il sistema dovrebbe funzionare sempre e comunque per ogni sito. Tali fornitori potrebbero anche essere Google, Facebook, Yahoo, Paypal, Ebay il quali potrebbero integrare i loro bottoncini “mi piace”, “like”, “buzz”, “digg”, “pizz” o “puzz” con il futuro ipotetico “protocollo flattr”.

Intanto, proviamolo: il servizio è in beta chiusa, non ci si può iscrivere e si deve attendere dopo una richiesta.

Oggi ho notato che posso invitare altri dal mio account: se vuoi iscriverti e provare palesati sui commenti (ho solo 3 inviti disponibili, al momento)