Archivio per la categoria 'Tecnicaglie'

Apriti Sesamo con Android, Tasker, EeePC, DLP-IOR4 e un telecomando apricancelli cinese

DLP-IOR4

ATTENZIONE: questo articolo contiene un livello di nerditutine potenzialmente letale, se non abituati.

Odio avere le tasche piene. E odio anche usare borsettine, borselli e marsupi.

Inevitabile quindi l’odio verso i mazzi di chiave. Ultimamente, sono arrivato ad avere, contemporaneamente:

  1. Chiave dell’auto
  2. Chiave del cancello esterno
  3. Chiave della porta condominiale
  4. Chiave della porta di casa
  5. Chiave del garage
  6. Chiave dell’antifurto della bici
  7. Telecomando del cancello
  8. Chiavetta badge dell’ufficio
  9. Chiavetta per le macchinette del caffè
  10. Chiave RSA per il conto online
  11. Chiave elettronica per l’antifurto di casa

Di queste, quelle che odio di più, sono ovviamente quelle che desiderano ardentemente diventare dei fichissimi portachiavi: sono inutilmente grosse, pensando erroneamente di farti un gran favore ad assumere quel ruolo di capo mazzo di chiavi. Ho la tasca che pesa 2kg.

Oggi festeggio: ne ho segata via una. Il telecomando del cancello (anche lui, ovviamente un portachiavi). Vediamo come.

Grazie ad un suggerimento di Marco D’Itri in un thread su Friendfeed ho acquistato un DLP-IOR4. Trattasi di una interfaccia USB che controlla 4 uscite su relè, controllabile semplicemente inviando un byte sulla seriale emulata.



Ho collegato il DLP ad un vecchissimo EeePC 700, con su una distribuzione Debian fatta per EeePC, collegato perennemente alla adsl di casa già da qualche anno e ora delicatamente buttato per terra dietro alla TV.

 

Su di lui gira Apache e degli script PHP che scrivono sulla seriale /dev/ttyUSB0 gli opportuni comandi per accendere/spegnere i 4 relè.

Ho comprato su Ebay uno di quei telecomandi autoapprendenti da pochi euro, come questo, e l’ho aperto svitando le 3 viti in burro per poterci saldare due fili su uno dei quattro microswitch (operazione delicatissima su elementi spessi meno di un millimetro).

Dopodichè ho richiuso in modo che l’involucro blocchi i cavi che potrebbero essere facilmente strappati via.

Bene, una volta collegati  i due cavi ad uno dei 4 relè, la parte hardware è terminata.

L’obiettivo è fare in modo che una richiesta HTTP ad un certo url a cui risponde l’EeePC accenda per qualche secondo il relè che, attivando il telecomando, farà aprire il cancello.

Ok ok, ma… questo significa che dovrò usare il browser del telefono (un HTC Desire Z) ogni volta che dovrò aprire il cancello. E’ scomodo.

E’ in questo che viene in aiuto una meravigliosa applicazione Android: Tasker!

Tasker è un gestore di eventi, contesti e proprietà di quasi tutti gli aspetti di un terminale Android. Si può attivare qualsiasi funzione in base al verificarsi di qualsiasi evento. E’ graficamente brutto, il sito ufficiale è fatto malissimo ma chissenefrega: è un software del tipo set-and-forget e mai-più-senza.

Io lo uso per attivare la sincronizzazione solo quando è in wifi, è alimentato e non è notte, per spegnere il wifi quando non sono nè a casa nè in ufficio, per attivarmi il gps solo quando certi programmi si avviano, per controllare applicazioni esterne (come SMS Backup) e per mostrarmi un menù di cose da fare quando inserisco il jack cuffie.

In questo caso l’ho programmato per:

  1. Rilevare la connessione alla mia rete wifi
  2. Annunciare la connessione in corso
  3. Effettuare una richiesta HTTP con gli opportuni parametri
  4. Annunciare l’esito positivo o negativo

 

Il risultato è che quando mi avvicino a casa, Tasker accende il wifi in automatico rilevando la cella GSM, il cellulare si collega alla mia rete wifi, Tasker fa una connessione HTTP, l’EeePC scrive sulla seriale, il DLP accende un relè, il telecomando si attiva, e il cancello elettrico si apre :-)

Ecco il tutto in un video (dove attivo il wifi manualmente per testare). Se aguzzate le orecchie sentite il rumore del relè e notate la lucina blu sul telecomando:

TODO:

  1. Rilevare il fatto che sono effettivamente stato fuori casa tramite variabili da impostare in Tasker (ora si attiva anche se semplicemente riavvio o riconnetto il cellulare)
  2. Fargli riprovare un tot di volte, in caso di errori
  3. Cambiare la frase in “apriti sesamo”, mi sembra giusto…

 

Ah, una delle tante cose fighe di Tasker è il fatto che si possa mettere un pulsante come widget che esegua direttamente un task: ora ho, sul cellulare, il pulsante apricancello :-)

 

Domande e insulti nei commenti, se volete.

 

Gmail, alias dell’indirizzo con punti, addizioni e spammer

Gmail

C’è una caratteristica di Gmail che ho scoperto essere sconosciuta ai più: gli alias automatici dell’indirizzo di posta.

E’ cioè possibile usare due varianti del proprio indirizzo, usando punti e segni + (addizione). Si riceverà la posta senza alcun problema.

Il punto può essere inserito (o rimosso) ovunque nell’username: verrà semplicemente ignorato da Gmail.

Dato l’indirizzo nome.cognome@gmail.com potremmo usare delle varianti secondo questi esempi:

  • nomecognome@gmail.com
  • nome.co.gno.me@gmail.com
  • n.omecognome@gmail.com

Se quindi vi siete pentiti di aver registrato il nome utente come ‘nomecognome’ invece che con il più leggibile ed elegante ‘nome.cognome’ bhè… non c’è problema.

La seconda alternativa è data dal segno di addizione. E’ possibile inserirlo alla fine dell’username per poi aggiungere dei caratteri arbitrari. Vediamo una serie di esempi:

  • nome.cognome+pippo@gmail.com
  • nome.cognome+newsletter@gmail.com
  • nomecognome+forsespammer@gmail.com

A cosa serve? Bhè, se ci si iscrive ad una newsletter o servizio web con un indirizzo tipo nome.cognome+servizioweb@gmail.com e, in seguito, si riceve spam sospetto basta controllare a quale destinatario era rivolto lo spam: se trovate il vostro alias avrete subito il colpevole :-D

Per controllare il reale destinatario di una mail basta cliccare su “Mostra dettagli” o “Show details” e controllare la voce “To:”.

Purtroppo alcuni servizi web validano gli indirizzi mail considerando il carattere + non valido. Per fortuna possiamo usare il punto con fantasia ;-)

Aggiornamento: scopro che come il punto, può essere usato anche – e _ (via http://www.dyoniso.net )

L’editoria agonizzante e servizi sperimentali come Flattr

(Vecchi) Giornali

E’ apparso l’aggeggio senza tastiera per eccellenza e i pensatori, quelli che “avremo, saremo, faremo”, hanno precipitosamente pensato che il futuro dell’editoria abbia trovato il suo destino: gli utenti pagheranno per usufruire dei contenuti web su queste tavole lucide.

Come se, in Italia, il costante e progressivo ridursi del volume di quotidiani, riviste e libri acquistati sia dovuto al mezzo. Certo, io non compro quotidiani perchè le pagine sono troppo grandi. E non compro libri perchè pesano.

Come se, avere le pagine elettroniche che si sfogliano fighettosamente fosse stato, fino ad’ora, l’unico ostacolo alla diffusione degli ebook.

In più, alcune testate italiane hanno già cominciato a sperimentare barriere pecuniarie che, tecnicamente, sono al limite del ridicolo.

Io non ci credo. E non credo alle testate mainstream. Non credo nel loro lavoro. Non mi fido di quello che scrivono. Non mi fido della bontà delle notizie riportate. Non mi fido della loro attività di ricerca e verifica delle fonti. In sostanza, non mi fido di quella *informazione* dove la logica predominante è soltanto quella del Pageview.

Sono la trasposizione sul web delle TV generaliste, dove la logica è banalmente quella dello Share.

Il web è un mezzo diverso: inutile e forzato il tentativo di piegarlo ad un modello di business figlio dei vecchi media.

Gli utenti se ne accorgono. Sono loro che hanno il coltello dalla parte del manico. Sono loro che vanno ascoltati e coccolati. Sono loro che vanno seguiti attentamente nelle nicchie d’interesse e fidelizzati con informazione “di qualità”. E invece, gli editori ascoltano i produttori di hardware e i consulenti dalle previsioni banal-semplicistiche.

Ma siccome non si vive di Pane e Amore, un sistema per far vivere i professionisti e i meritevoli (ce ne sono un bel pò) deve essere trovato. La soluzione delle soluzioni non esiste, ma i tizi che sono dietro The Pirate Bay ne hanno inventata una, nata nel lontano 2007. Si chiama Flattr.

Due righe per spiegare come funziona: io lettore dedico una cifra, anche piccolissima, alla remunerazione di quel che leggo. Mentre vado a zonzo per il web, trovo qualcosa che mi soddisfa e clicco sul bottoncino apposito di flattr, una specie di “mi piace” stile FriendFeed, Facebook o Digg. A fine mese, la mia piccola somma verrà divisa tra tutti i siti sui quali ho cliccato l’icona flattr. In pratica un “mi piace” del lettore, equivale ad una microtransazione e ognuno riceve un dividendo relativo al numero totale di click effettuati in un mese di tempo da tutti i visistatori.

Dal punto di vista teorico il sistema mi convince: risolve in un colpo solo il problema dei micropagamenti e concretizza in modo matematico la tanto osannata meritocrazia.

Dal punto di vista pratico ci sono ancora degli aspetti che mi lasciano perplesso.

Non c’è alcun motivo per cui un lettore debba iscriversi a flattr di sua spontanea volontà. A meno che i siti non comincino a differenziare i contenuti per chi è loggato su flattr rispetto a chi non lo è. Ad esempio, presenza o meno di pubblicità o di video incorporati.

Il sistema è unico, di un’unica azienda. Non va bene. Non va mai bene, in qualsiasi contesto, quando una tecnologia, una risorsa o un potere sono in mano ad un’unica entità. Sarebbe davvero ottimo se flattr diventasse uno standard aperto, come lo è HTTP, SMTP, SSL, SIP ed altro sul web. Io lettore potrei decidere a quale società fornitrice del servizio flattr rivolgermi e il sistema dovrebbe funzionare sempre e comunque per ogni sito. Tali fornitori potrebbero anche essere Google, Facebook, Yahoo, Paypal, Ebay il quali potrebbero integrare i loro bottoncini “mi piace”, “like”, “buzz”, “digg”, “pizz” o “puzz” con il futuro ipotetico “protocollo flattr”.

Intanto, proviamolo: il servizio è in beta chiusa, non ci si può iscrivere e si deve attendere dopo una richiesta.

Oggi ho notato che posso invitare altri dal mio account: se vuoi iscriverti e provare palesati sui commenti (ho solo 3 inviti disponibili, al momento)

Come realizzare un plugin per WordPress in meno di 5 minuti

Per la precisione, in 4 minuti e 40 secondi…

Sygic Mobile Maps su Nokia N900

Finalmente.

Dopo un’attesa che durava da Novembre 2009, oggi, Sygic ha rilasciato la versione per Maemo del suo ottimo navigatore GPS.

Il ritardo era dovuto ad una fantomatica “procedura di approvazione” da parte dello store Ovi di Nokia che aveva ormai raggiunto tempi biblici. Per fortuna, in Sygic hanno avuto la bella idea di ignorare di sana pianta Ovi e rilasciare in proprio l’applicazione.

Per noi possessori di N900 la notizia arriva come un temporale in un’afosa giornata di Agosto: Ovi Maps, preinstallato, non ha funzioni di navigazione passo-passo per cui Sygic è l’unica, validissima, alternativa del momento.

Veniamo al prezzo: 59 Euro per tutte le mappe europee. La procedura di acquisto, tramite carta di credito, è facile e veloce.

Lo è meno la procedura di download: ben 1.8 GB da scaricare, a scelta, in formato .exe o .zip. Il server è lento, ma l’ottimo Down Them All ha aiutato.

Il file .zip contiene tutte le mappe, le varie directory di servizio e il .deb da installare. Le istruzioni dicono di copiare tutto nella root della memory card ma credo si riferiscano ad altri dispositivi.

Si può copiare tranquillamente tutto nella home /home/user/MyDocs e si può installare esclusivamente la mappa italiana, così da risparmiare spazio.

Utilizzando il file manager di sistema si installa quindi l’applicativo vero e proprio .deb così come si fa normalmente.

L’avvio di Sygic non è fulmineo. Si avvia molto velocemente. E’ di molto più veloce di Ovi Maps e, una volta avviato, risulta molto fluido nell’uso di tutte le sue funzioni.

L’aggancio ai satelliti è quasi istantaneo e il segnale è sempre forte, anche in luoghi con alti edifici: riesce a fixare addirittura anche all’interno di un appartamento al primo piano. Ma ciò, ovviamente, non dipende da Sygic ma dal modulo A-GPS dell’N900, il migliore che abbia mai visto: questo aspetto della qualità del segnale vale sempre, per tutti i terminali, con qualsiasi software di navigazione, a differenza di quanto si legge in varie recensioni di applicazioni GPS.

Il livello di CPU impiegato è molto inferiore al previsto: si mantiene sempre intorno al 50% e aiuta a limitare il consumo di corrente.

Dal punto di vista dei menu e delle funzioni, Sygic si presenta simile in tutto e per tutto alle versioni per Symbian. La navigazione è fluida e precisa, senza blocchi o situazioni nelle quali il cursore si trova indietro rispetto alla reale posizione.

Ho provato Sygic su un percorso misto città/tangenziale a Milano: la mappa è aggiornata e precisa. Le indicazioni vocali sono chiare e spesso sorprendono per i consigli pratici, utili nei casi di percorrenza di svincoli autostradali abbastanza complessi (“Segui la curva verso destra e poi gira immediatamente a sinistra”).

Ho avviato il lettore multimediale dell’N900 durante la navigazione con Sygic: mentra ascoltavo il podcast di Tecnica Arcana le indicazioni vocali mettevano temporaneamente in pausa la riproduzione, senza sbavature o fastidiosi click audio.

Ora l’N900 è un prodotto davvero completo, anche come navigatore GPS, meglio se montato in auto con un holder Brodit.

PS: visto che stiamo parlando di una piattaforma Linux, dove tutto è un file e dove tutto è modificabile… aspetto con ansia varie modifiche e hack specifiche per Sygic in versione Maemo :-D