Però mi ha raccontato di quando era in guerra, la prima guerra mondiale. Mi faceva vedere il foro che gli trapassava la spalla, dalla scapola alla schiena, ci si poteva infilare un dito.
Teneva il buco, perfettamente rotondo, chiuso con una garza. Mi raccontava che un cecchino lo aveva puntato. E aveva anche sparato con precisione mirando al cuore. Ma erano sui monti della Macedonia. E sui monti c’è la neve. Mio nonno era sulla neve quando il cecchino sparò. E mentre il proiettile viaggiava, lui sprofondò con un piede nella neve alta.
Ricordo quando me lo raccontò, fuori pioveva. Pioveva forte. Sempre più forte. Finchè vidi dalla finestra che la strada era diventata un torrente, un torrente così pieno che strabordava sui marciapiedi.
Pochi anni dopo ero alla stessa finestra, da solo, e vidi lo stesso torrente, sulla stessa strada, ma non d’acqua. Erano persone. Un fiume di persone al funerale di mio nonno, così tante che strabordavano sul marciapiede. Saranno almeno tremila, pensai.
Secondo me, a lui piaceva la neve. Infatti, sono sicuro non sia un caso, piace anche a mio padre. Infatti, sono sicuro non sia un caso, piace anche a me.
ATTENZIONE: questo articolo contiene un livello di nerditutine potenzialmente letale, se non abituati.
Odio avere le tasche piene. E odio anche usare borsettine, borselli e marsupi.
Inevitabile quindi l’odio verso i mazzi di chiave. Ultimamente, sono arrivato ad avere, contemporaneamente:
Chiave dell’auto
Chiave del cancello esterno
Chiave della porta condominiale
Chiave della porta di casa
Chiave del garage
Chiave dell’antifurto della bici
Telecomando del cancello
Chiavetta badge dell’ufficio
Chiavetta per le macchinette del caffè
Chiave RSA per il conto online
Chiave elettronica per l’antifurto di casa
Di queste, quelle che odio di più, sono ovviamente quelle che desiderano ardentemente diventare dei fichissimi portachiavi: sono inutilmente grosse, pensando erroneamente di farti un gran favore ad assumere quel ruolo di capo mazzo di chiavi. Ho la tasca che pesa 2kg.
Oggi festeggio: ne ho segata via una. Il telecomando del cancello (anche lui, ovviamente un portachiavi). Vediamo come.
Grazie ad un suggerimento di Marco D’Itri in un thread su Friendfeed ho acquistato un DLP-IOR4. Trattasi di una interfaccia USB che controlla 4 uscite su relè, controllabile semplicemente inviando un byte sulla seriale emulata.
Ho collegato il DLP ad un vecchissimo EeePC 700, con su una distribuzione Debian fatta per EeePC, collegato perennemente alla adsl di casa già da qualche anno e ora delicatamente buttato per terra dietro alla TV.
Su di lui gira Apache e degli script PHP che scrivono sulla seriale /dev/ttyUSB0 gli opportuni comandi per accendere/spegnere i 4 relè.
Ho comprato su Ebay uno di quei telecomandi autoapprendenti da pochi euro, come questo, e l’ho aperto svitando le 3 viti in burro per poterci saldare due fili su uno dei quattro microswitch (operazione delicatissima su elementi spessi meno di un millimetro).
Dopodichè ho richiuso in modo che l’involucro blocchi i cavi che potrebbero essere facilmente strappati via.
Bene, una volta collegati i due cavi ad uno dei 4 relè, la parte hardware è terminata.
L’obiettivo è fare in modo che una richiesta HTTP ad un certo url a cui risponde l’EeePC accenda per qualche secondo il relè che, attivando il telecomando, farà aprire il cancello.
Ok ok, ma… questo significa che dovrò usare il browser del telefono (un HTC Desire Z) ogni volta che dovrò aprire il cancello. E’ scomodo.
E’ in questo che viene in aiuto una meravigliosa applicazione Android: Tasker!
Tasker è un gestore di eventi, contesti e proprietà di quasi tutti gli aspetti di un terminale Android. Si può attivare qualsiasi funzione in base al verificarsi di qualsiasi evento. E’ graficamente brutto, il sito ufficiale è fatto malissimo ma chissenefrega: è un software del tipo set-and-forget e mai-più-senza.
Io lo uso per attivare la sincronizzazione solo quando è in wifi, è alimentato e non è notte, per spegnere il wifi quando non sono nè a casa nè in ufficio, per attivarmi il gps solo quando certi programmi si avviano, per controllare applicazioni esterne (come SMS Backup) e per mostrarmi un menù di cose da fare quando inserisco il jack cuffie.
In questo caso l’ho programmato per:
Rilevare la connessione alla mia rete wifi
Annunciare la connessione in corso
Effettuare una richiesta HTTP con gli opportuni parametri
Annunciare l’esito positivo o negativo
Il risultato è che quando mi avvicino a casa, Tasker accende il wifi in automatico rilevando la cella GSM, il cellulare si collega alla mia rete wifi, Tasker fa una connessione HTTP, l’EeePC scrive sulla seriale, il DLP accende un relè, il telecomando si attiva, e il cancello elettrico si apre
Ecco il tutto in un video (dove attivo il wifi manualmente per testare). Se aguzzate le orecchie sentite il rumore del relè e notate la lucina blu sul telecomando:
TODO:
Rilevare il fatto che sono effettivamente stato fuori casa tramite variabili da impostare in Tasker (ora si attiva anche se semplicemente riavvio o riconnetto il cellulare)
Fargli riprovare un tot di volte, in caso di errori
Cambiare la frase in “apriti sesamo”, mi sembra giusto…
Ah, una delle tante cose fighe di Tasker è il fatto che si possa mettere un pulsante come widget che esegua direttamente un task: ora ho, sul cellulare, il pulsante apricancello
Segnalo anzi, copio sul mio server, un’interessante puntata di Melog 2.0, programma radio di Gianluca Nicoletti.
Ne vale la pena.
Ma esistono anche gli alieni perbenisti.
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Se lo si apre in un punto a caso, c’è una certa probabilità che vi si trovino descritte in modo puntiglioso e particolareggiato sensazioni apparentemente insignificanti della stupida vita sociale di ognuno di noi e, nella pagina successiva, senza soluzione di continuità, lucidi e sillogici ragionamenti sull’altrettanto stupido sistema energetico mondiale, completamente avulso dai concetti che l’ecosistema scientifico ci urla tutti i giorni.
Leggo in rete recensioni che lo classificano come romanzo “comico”. Di comico c’è solo l’incapacità di comprendere di tali recensori. C’è invece (quasi) tutto il resto.
Narrando la storia passata, i vizi, gli atteggiamenti e i desideri di un premio Nobel, la cui bassezza morale è in ottima compagnia, si coglie l’occasione per esprimere concetti mai banali, sempre catalizzatori di ragionamenti più profondi: ci si ritrova spesso a fermare la lettura e ritrovarsi a riflettere a ruota libera, anche su interrogativi banali quali possono essere i motivi per cui piace la consistenza croccante di una patatina.
Uno di quei libri che non si leggono tutto d’un fiato, perchè affiorerebbe il dispiacere di terminarlo subito, perchè l’importante non è il finale della storia, esattamente come quando si ascolta buona Musica.
Come commentato da un lettore su Amazon, “un libro che (quasi) ogni uomo dovrebbe leggere” e, per questo, ringrazio la meravigliosa persona che me lo ha messo sotto gli occhi.
C’è una caratteristica di Gmail che ho scoperto essere sconosciuta ai più: gli alias automatici dell’indirizzo di posta.
E’ cioè possibile usare due varianti del proprio indirizzo, usando punti e segni + (addizione). Si riceverà la posta senza alcun problema.
Il punto può essere inserito (o rimosso) ovunque nell’username: verrà semplicemente ignorato da Gmail.
Dato l’indirizzo nome.cognome@gmail.com potremmo usare delle varianti secondo questi esempi:
nomecognome@gmail.com
nome.co.gno.me@gmail.com
n.omecognome@gmail.com
Se quindi vi siete pentiti di aver registrato il nome utente come ‘nomecognome’ invece che con il più leggibile ed elegante ‘nome.cognome’ bhè… non c’è problema.
La seconda alternativa è data dal segno di addizione. E’ possibile inserirlo alla fine dell’username per poi aggiungere dei caratteri arbitrari. Vediamo una serie di esempi:
nome.cognome+pippo@gmail.com
nome.cognome+newsletter@gmail.com
nomecognome+forsespammer@gmail.com
A cosa serve? Bhè, se ci si iscrive ad una newsletter o servizio web con un indirizzo tipo nome.cognome+servizioweb@gmail.com e, in seguito, si riceve spam sospetto basta controllare a quale destinatario era rivolto lo spam: se trovate il vostro alias avrete subito il colpevole
Per controllare il reale destinatario di una mail basta cliccare su “Mostra dettagli” o “Show details” e controllare la voce “To:”.
Purtroppo alcuni servizi web validano gli indirizzi mail considerando il carattere + non valido. Per fortuna possiamo usare il punto con fantasia
Aggiornamento: scopro che come il punto, può essere usato anche – e _ (via http://www.dyoniso.net )
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