Noto con piacere che al sorgere della minima intenzione del governo, o di entità ad esso associate, di applicare leggi, regolamentazioni, restrizioni al mondo del web, la blogosfera (uff, ho usato questa parola) insorge con una miriade di post, manifestazioni, gruppi di lotta armata digitale, critiche acerbissime, battute e ogni altra forma di protesta possibile.
Leggo oggi su Punto Informatico addirittura un brano in stile poliziesco scritto per spiegare l’incongruenza tecnico/logica della proposta recente riguardante l’assegnazione di un IP unico a cranio.
Io, da buon Lucano, me ne fotto.
Perchè? Semplice. Ci sono modi di fare, espressioni di arroganza, abusi e strumentalizzazioni da parte dei nostri politici in quasi ogni settore del vivere comune. E in maniera più o meno efficace tali modi di fare hanno un effetto concreto.
Ma il loro “osso duro” è arrivato, si chiama Internet ed è un mostro molto difficile da ammansire. E’ intrinsecamente libero, non risponde alle leggi “imposte” ma solo a quelle natural-social-tecnologiche, sempre fuori dagli schemi desiderati dai potenti.
Ecco perchè io non vedo l’ora che una eventuale legge imbavaglia blog sia approvata, che un IP unico sia assegnato ad ogni utente: il risultato avrà effetti grotteschi e parecchio divertenti; sarà entusiasmante osservare i politicanti arrampicarsi sugli specchi come bambini che non riescono a raggiungere il barattolo della marmellata posto nel cassetto più in alto.
Se è vero che ogni popolo ha i politici che si merita, allora ogni politico avrà il cittadino “cattivone” digitale che si merita.
Certo che, per ipotesi eh, se avessimo un ministro delle telecomunicazioni come Stefano Quintarelli le idee strampalate partorite dai politici digital-ignorant non farebbero nemmeno in tempo ad arrivare nei corridoi dei palazzi romani.
Sinceramente quando ho sentito la storia dell’IP pubblico fisso per ogni contratto adsl ho gioito, salvo poi pensare che la cosa farebbe armare tutti i provider.